quanto manca?!?!

giovedì 16 agosto 2012

Capitolo 3


Il Bangladesh è una terra piuttosto verde: ovunque tu ti gira, trovi colline, fiumi, laghi, palme da cocco a darti il benvenuto. L’obiettivo della mia olympius non ha risparmiato niente di tutto ciò. Ero appena arrivato e già avevo scattato un centinaio di foto al paesaggio. E a pensare che quello era il mio compito per i prossimi 11 mesi: catturare ogni singolo particolare di quell’angolo di mondo.
 Alloggiavamo in un lussuoso resort della capitale, Dhaka: una nota stonata in mezzo a tutta quella povertà!
Appena arrivati in camera gettai le valige sul tappeto e con un balzo mi ritrovai steso sul letto. La testa mi scoppiava per il caos dell’aeroporto, lo stress del viaggio, il jet lag…il mio unico desiderio era fare un bagno e una bella dormita. Mi girai per informare il mio compagno di camera, Daniel, che da lì a poco avrei occupato il bagno, quando mi accorsi che era un letto matrimoniale ricoperto di petali quello su cui stavo sonnecchiando. Mi alzai in fretta temendo di aver rovinato quel capolavoro realizzato con tanta cura:  con gli occhi della fantasia si poteva ammirare una coppia di innamorati, degli sposini, direi. Non l’avevo distrutta, ne avevo schiacciato solo un po di petali con il peso del mio corpo.
Quel quadretto solleticò il mio pensiero che, inevitabilmente, corse rapido verso Alice: da quanto tempo non la sentivo? Oh, mi mancava da morire! Erano passate poche settimane da quando era partita per Ginevra, non l’avevo ancora contattata per darle il tempo di ambientarsi nella sua nuova casa, con i suoi nuovi amici,ma era stato difficile: non poche volte avevo combattuto con l’istinto di scriverle o di chiamarla. Ero solo, Daniel era sceso alla reception, perciò ne approfittai per sprofondare nella vasca da bagno. L’acqua lavò via la resistenza che stavo opponendo a me stesso inondandomi il viso di lacrime salate, accompagnate da una serie di singhiozzi irrefrenabili che mi squassavano il petto ad ogni respiro.                         Tutte quelle domande sul mio futuro, sui miei sentimenti, su Alice non mi davano pace, mi rimbombavano nella testa senza tregua, senza darmi il tempo di riflettere. Non sapevo nemmeno se fossimo ancora amici, dopo quel bacio; Alla sua festa, prima che partisse, non avevamo avuto modo di parlare … Continuavo a piangere, mi sentivo un fallito, un depresso, un approfittatore. Ero lì, in Bangladesh, ad occupare quel posto che in tanti bramavano, e non ne ero poi così contento, mi chiedevo quali qualità di spicco  mi avessero differenziato dalla massa e accomunato agli altri tre; avrei voluto essere dall’altra parte del mondo, a rincorrere il mio desiderio più vero: Alice.

Il duro lavoro ebbe inizio: ci guidarono a Sunabarns, nella “Foresta Bella”, dove si sarebbe svolta gran parte della nostra avventura. Era una specie di documentario che dovevamo girare ogni giorno arrampicandoci su pareti rocciose, addentrandoci nella più fitta vegetazione, spiando tigri dall’aspetto supremo, dissetandoci da noci di cocco, scovando passaggi segreti dietro cascate impetuose, sfidando le vertigini sul cigno di un burrone… Così era diventata la mia esistenza: cosparsa di baratri. Da un momento all’altro il mio pensiero si arrestava, temerario di precipitare nel buio senza fine. C’erano ancora tasti dolenti sui quali non potevo ancora posare, neanche lievemente, le mie dita perché sapevo che le note che avrebbero riprodotto, avrebbero dato vita ad una melodia straziante, priva di significato, caratterizzata da lamenti lancinanti che non potevano che riflettere lo stato pietoso della mia anima. Per non impazzire, presi l’abitudine di scrivere, su di un taccuino, tutto ciò che mi passava per la testa quando il flusso della mente mi spingeva verso la voragine della mia anima. Non riuscivo ad aprirmi con nessuno, non che ci fosse qualcuno che volesse ascoltarmi … forse Siria era più attenta a me: me la ritrovavo spesso al mio fianco silenziosa, persa nei suoi pensieri, sempre così distante dal mondo, eppure avvertiva le mie tensioni, riusciva a tirarmi su con qualche parola, con un piccolo gesto e non mi faceva mai domande perché sapeva che l’avrei delusa.
In questo modo riuscivo a vincere la forza di gravità e a rimane in equilibrio sul filo del rasoio.

Un nuovo giorno stava nascendo lì fuori, e io non riuscivo proprio a chiudere occhio, ero nervoso per qualcosa di imminente, ma non sapevo cosa. Ero ancora più irritato dal fatto di non potermi muovere: Daniel aveva un sonno leggerissimo, percepiva ogni mio minimo movimento e quindi avrei potuto svegliarlo. L’unica soluzione era scendere dal letto e andare via dalla camera. Mi diressi verso la grande vetrata che dava sul lato est della città. Erano circa le 4 di notte, il monsone aveva dato un attimo di tregua all’intera popolazione immersa nel sonno, tranne che a me: i rumori mi distraevano, la quiete,invece, mi invitava alla riflessione. Rimuginai su quelle domande che tamburellavano energicamente i tasselli della mia mente fin quando, senza neanche accorgermene, il buio della notte si diradò, colorandosi di mille sfumature di blu. Stavo assistendo ad uno degli spettacoli più affascinanti della natura: l’alba.
Rimpiansi all’istante di non aver portato con me la mia fedele olympius.
Il mio pensiero parlava di lei. Alice. La sentivo lì accanto a me, a sussurrarmi le parole più dolci… Chissà se a lei era mai accaduto di immaginarmi con lei o di sognarmi e al risveglio scoprirsi felice di avermi ritrovato almeno nei sogni?

Tornato dalla mia avventura mattutina, mi concessi una doccia rinfrescante e mi rasai. Dopodiché mi preparai per quella nuova escursione. Aprii la porta per scendere a fare colazione e mi ritrovai davanti una donnina di colore che mi porgeva una busta bianca su di un vassoio. Presi la posta, me la rigirai tra le mani, i miei occhi andavano in cerca del mittente, quando intravidero quelle cinque lettere: Alice. Alzai lo sguardo, quella gentile signora mi fece un inchino, poi se ne andò senza proferire parola. Rientrai in camera. Ero sbigottito dalla sorpresa: dove aveva preso il mio indirizzo? Lo conoscevano solo i miei. Ma allo stesso tempo ero senza fiato per l’ansia di sapere cosa mi avesse scritto, cosa ne pensava di quel bacio, quali erano i suoi reali sentimenti, come stesse senza di me, quali persone avesse conosciuto e, ad un tratto un pensiero mi paralizzò:  e se mi avesse scritto solo per raccontarmi dei suoi incontri con nuovi ragazzi? I francesi sanno essere così ammalianti con quell’accento romantico! Ero sì frastornato, ma comunque contento che non si fosse dimenticata di me. Decisi di conservarla per quando sarei stato pronto ad affrontare le sue parole, magari dopo quella giornata, quando sarei stato esausto per poter reggere l’impetuosità dei miei istinti.

Quel giorno fu estenuante: alla fatica dell’escursione si aggiunse l’eccessiva generosità del sole che fu davvero troppo cocente. Perciò i direttori ci concessero l’onore di trascorrere l’intero pomeriggio sulla spiaggia più lunga del mondo: Cox's Bazar Beach.
Siria e gli altri mi distrassero completamente dal tarlo che avevo nella mente con schizzi e lazzi fin quando non arrivò l’ora del tramonto. Eravamo tutti in ammirazione, quando decisi di allontanarmi con una scusa per godermi il tormento che mi stavo procurando da me. Mi sedetti sotto una palma da cocco in direzione del tramonto. Mi sentivo come quand’ero piccolo, ansioso di scoprire se fosse stato il personaggio che mi mancava, quello celato nel mio happy meal. La sensazione era quello di essere appeso ad un fil in mezzo ad un temporale, in bilico tra la disperazione e la felicità. Mi diedi coraggio. Aprii quella busta. Frugai all’interno e tirai fuori una cartolina che rappresentava il lago di Ginevra di notte: era un incanto! Dietro c’era scritto:

Caro Luca,
qui è tutto così esorbitante, a partire dai costi per finire con le banalità;
ma niente vale il prezzo di anche un solo giorno con te!
Mi manchi tanto
Alice

Tirai un mezzo sospiro di sollievo. Era appena cominciata! C’era un foglio piegato ancora da affrontare.
Lo spiegai delicatamente. Pian piano cominciai a leggere:

Ginevra, 11-09-12
Caro Luca,                                                                                    
come te la passi? Sei ancora vivo? Le tigri del Bengala non ti hanno già messo sotto i denti, vero?
So che il tuo primo pensiero di quando hai letto il mio nome sulla posta è stato “ma-guarda-un-po-che-razza-di-stalker-ho-per-amica”; perdonami ma ho dovuto estorcere il tuo indirizzo da tua madre per placare la mia voglia di scriverti. So che non puoi avere accesso ad una rete internet lì, i prezzi delle chiamate non sono affatto modici, perciò anche tu non potevi fare altro che aspettare che ti contattassi io. Ed eccomi qui.
Mi sono ambientata con molta tranquillità, qui a Ginevra, tutti con me sono stati calorosi ed accoglienti. Temo solo di non riuscire nello studio, sai bene che è faticoso comprendere e studiare in un’altra lingua.
Ma andiamo al sodo! Il vero motivo per cui ti ho scritto è perché ho bisogno di chiarire con te il nostro rapporto. Sai quel bacio…non so che valore attribuirgli. Cosa avresti voluto dirmi? Siamo amici da anni ormai, non ti ho mai visto con quegli occhi. Per me sei sempre stato il mio migliore amico, ti voglio bene come un fratello. Ma dopo quel bacio sono andata in tilt, tutte le mie certezze sono crollate, solo ora ho trovato la forza di parlartene, avrei voluto farlo prima di partire, almeno ti avrei guardato negli occhi, però non ce l’ho fatta. E’ stata una mia debolezza. Tu mi conosci, sai quanto sono testarda, la me scombussolata mi ha messo fuori gioco. Ora ti chiedo da quanto tempo nascondi i tuoi veri sentimenti nei miei confronti? Cosa ti ha costretto a reprimerli così a lungo? Avevi paura della mia risposta?
Ti dico subito che semmai tu provassi qualcosa per me, non devi tenertela dentro, devi dirmelo, non sono affatto in collera con te. Anzi lo sarei, se tu continuassi a mentirmi. Sono disposta a darti tutto il mio appoggio.
Forse sto correndo troppo, scusami, magari sono tutte pippe mentali, le mie.
Dimmi che quel bacio è stato solo un modo affettuoso per salutarmi con tutto il bene che provi per me e vedrai che la nostra amicizia non muterà di un millimetro.
Non lasciarmi troppo in attesa, sai che sono ansiosa. Mi manchi terribilmente. Goditi la natura!
Ti voglio bene, Alice

O mio Dio! Sono senza fiato. I miei sogni mentali riprendono vita. Non mi odia! Vorrei urlarlo al mondo! Vuole che le scriva! Mi vuole bene!! Non si è scordata di me!
Mille vertici di piramidi si stagliano sullo sfondo della mia anima: sono i picchi di gioia che riempiono quei vortici vertiginosi. Come uno schizzo frenico, mi metto a volteggiare, ad esibirmi in capriole acrobatiche in riva al mare, urlando e cantando euforicamente. Finisco sul bagnasciuga a lasciarmi inondare dall’acqua cristallina. Il mare mi riporta alla lucidità mentale: “perché stai esultando?” Chiede indispettita la vocina che è dentro di me. “Si non è arrabbiata con te, ma non ti ama come vorresti tu, non ti ricambia, ha ribadito che per lei sei come un fratello, ti vuole un bene carnale!”
Ha proprio ragione la mia coscienza…
Cosa le risponderò ora? Ha capito tutto! Come me ne esco? Se le dirò la verità, lei si allontanerà da me, lo so, anche se dice che niente cambierà. Sarò capace di fingere ancora?
Ecco che le piramidi crollano rase al suolo.
Cala la notte. Nel cielo le stelle formano un sorriso, il suo, che splende radioso.
Come potrei  farla soffrire, dicendole che non posso continuare ad esserle amico?
O mi permette di amarla o niente! Preferisco lasciarla andare, non sarei più un buon amico per lei.
L’unica certezza che ho, è l’amore che provo per lei.
Mi infilo le cuffiette del cellulare. Solo la musica sa davvero consolarmi al momento opportuno. Mi avvio verso gli altri, mi staranno cercando. Le parole della canzone sono così adatte … 
Una lacrima scende, ma tu non andare … resta

Sonia



Passo l'ispirazione a Martina prima che parta.
Le parole sono: cammeo, tampax, Lapponia,bisbetico, souris.

1 commento:

  1. sonia è bellissima e le parole di martina sono proprio appropriate. vediamo cosa riesce a fare, anche se ha detto testuali parole" aniell cia mis tr mis. ij c mett n'ann"

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