quanto manca?!?!

giovedì 16 agosto 2012

Capitolo 3


Il Bangladesh è una terra piuttosto verde: ovunque tu ti gira, trovi colline, fiumi, laghi, palme da cocco a darti il benvenuto. L’obiettivo della mia olympius non ha risparmiato niente di tutto ciò. Ero appena arrivato e già avevo scattato un centinaio di foto al paesaggio. E a pensare che quello era il mio compito per i prossimi 11 mesi: catturare ogni singolo particolare di quell’angolo di mondo.
 Alloggiavamo in un lussuoso resort della capitale, Dhaka: una nota stonata in mezzo a tutta quella povertà!
Appena arrivati in camera gettai le valige sul tappeto e con un balzo mi ritrovai steso sul letto. La testa mi scoppiava per il caos dell’aeroporto, lo stress del viaggio, il jet lag…il mio unico desiderio era fare un bagno e una bella dormita. Mi girai per informare il mio compagno di camera, Daniel, che da lì a poco avrei occupato il bagno, quando mi accorsi che era un letto matrimoniale ricoperto di petali quello su cui stavo sonnecchiando. Mi alzai in fretta temendo di aver rovinato quel capolavoro realizzato con tanta cura:  con gli occhi della fantasia si poteva ammirare una coppia di innamorati, degli sposini, direi. Non l’avevo distrutta, ne avevo schiacciato solo un po di petali con il peso del mio corpo.
Quel quadretto solleticò il mio pensiero che, inevitabilmente, corse rapido verso Alice: da quanto tempo non la sentivo? Oh, mi mancava da morire! Erano passate poche settimane da quando era partita per Ginevra, non l’avevo ancora contattata per darle il tempo di ambientarsi nella sua nuova casa, con i suoi nuovi amici,ma era stato difficile: non poche volte avevo combattuto con l’istinto di scriverle o di chiamarla. Ero solo, Daniel era sceso alla reception, perciò ne approfittai per sprofondare nella vasca da bagno. L’acqua lavò via la resistenza che stavo opponendo a me stesso inondandomi il viso di lacrime salate, accompagnate da una serie di singhiozzi irrefrenabili che mi squassavano il petto ad ogni respiro.                         Tutte quelle domande sul mio futuro, sui miei sentimenti, su Alice non mi davano pace, mi rimbombavano nella testa senza tregua, senza darmi il tempo di riflettere. Non sapevo nemmeno se fossimo ancora amici, dopo quel bacio; Alla sua festa, prima che partisse, non avevamo avuto modo di parlare … Continuavo a piangere, mi sentivo un fallito, un depresso, un approfittatore. Ero lì, in Bangladesh, ad occupare quel posto che in tanti bramavano, e non ne ero poi così contento, mi chiedevo quali qualità di spicco  mi avessero differenziato dalla massa e accomunato agli altri tre; avrei voluto essere dall’altra parte del mondo, a rincorrere il mio desiderio più vero: Alice.

Il duro lavoro ebbe inizio: ci guidarono a Sunabarns, nella “Foresta Bella”, dove si sarebbe svolta gran parte della nostra avventura. Era una specie di documentario che dovevamo girare ogni giorno arrampicandoci su pareti rocciose, addentrandoci nella più fitta vegetazione, spiando tigri dall’aspetto supremo, dissetandoci da noci di cocco, scovando passaggi segreti dietro cascate impetuose, sfidando le vertigini sul cigno di un burrone… Così era diventata la mia esistenza: cosparsa di baratri. Da un momento all’altro il mio pensiero si arrestava, temerario di precipitare nel buio senza fine. C’erano ancora tasti dolenti sui quali non potevo ancora posare, neanche lievemente, le mie dita perché sapevo che le note che avrebbero riprodotto, avrebbero dato vita ad una melodia straziante, priva di significato, caratterizzata da lamenti lancinanti che non potevano che riflettere lo stato pietoso della mia anima. Per non impazzire, presi l’abitudine di scrivere, su di un taccuino, tutto ciò che mi passava per la testa quando il flusso della mente mi spingeva verso la voragine della mia anima. Non riuscivo ad aprirmi con nessuno, non che ci fosse qualcuno che volesse ascoltarmi … forse Siria era più attenta a me: me la ritrovavo spesso al mio fianco silenziosa, persa nei suoi pensieri, sempre così distante dal mondo, eppure avvertiva le mie tensioni, riusciva a tirarmi su con qualche parola, con un piccolo gesto e non mi faceva mai domande perché sapeva che l’avrei delusa.
In questo modo riuscivo a vincere la forza di gravità e a rimane in equilibrio sul filo del rasoio.

Un nuovo giorno stava nascendo lì fuori, e io non riuscivo proprio a chiudere occhio, ero nervoso per qualcosa di imminente, ma non sapevo cosa. Ero ancora più irritato dal fatto di non potermi muovere: Daniel aveva un sonno leggerissimo, percepiva ogni mio minimo movimento e quindi avrei potuto svegliarlo. L’unica soluzione era scendere dal letto e andare via dalla camera. Mi diressi verso la grande vetrata che dava sul lato est della città. Erano circa le 4 di notte, il monsone aveva dato un attimo di tregua all’intera popolazione immersa nel sonno, tranne che a me: i rumori mi distraevano, la quiete,invece, mi invitava alla riflessione. Rimuginai su quelle domande che tamburellavano energicamente i tasselli della mia mente fin quando, senza neanche accorgermene, il buio della notte si diradò, colorandosi di mille sfumature di blu. Stavo assistendo ad uno degli spettacoli più affascinanti della natura: l’alba.
Rimpiansi all’istante di non aver portato con me la mia fedele olympius.
Il mio pensiero parlava di lei. Alice. La sentivo lì accanto a me, a sussurrarmi le parole più dolci… Chissà se a lei era mai accaduto di immaginarmi con lei o di sognarmi e al risveglio scoprirsi felice di avermi ritrovato almeno nei sogni?

Tornato dalla mia avventura mattutina, mi concessi una doccia rinfrescante e mi rasai. Dopodiché mi preparai per quella nuova escursione. Aprii la porta per scendere a fare colazione e mi ritrovai davanti una donnina di colore che mi porgeva una busta bianca su di un vassoio. Presi la posta, me la rigirai tra le mani, i miei occhi andavano in cerca del mittente, quando intravidero quelle cinque lettere: Alice. Alzai lo sguardo, quella gentile signora mi fece un inchino, poi se ne andò senza proferire parola. Rientrai in camera. Ero sbigottito dalla sorpresa: dove aveva preso il mio indirizzo? Lo conoscevano solo i miei. Ma allo stesso tempo ero senza fiato per l’ansia di sapere cosa mi avesse scritto, cosa ne pensava di quel bacio, quali erano i suoi reali sentimenti, come stesse senza di me, quali persone avesse conosciuto e, ad un tratto un pensiero mi paralizzò:  e se mi avesse scritto solo per raccontarmi dei suoi incontri con nuovi ragazzi? I francesi sanno essere così ammalianti con quell’accento romantico! Ero sì frastornato, ma comunque contento che non si fosse dimenticata di me. Decisi di conservarla per quando sarei stato pronto ad affrontare le sue parole, magari dopo quella giornata, quando sarei stato esausto per poter reggere l’impetuosità dei miei istinti.

Quel giorno fu estenuante: alla fatica dell’escursione si aggiunse l’eccessiva generosità del sole che fu davvero troppo cocente. Perciò i direttori ci concessero l’onore di trascorrere l’intero pomeriggio sulla spiaggia più lunga del mondo: Cox's Bazar Beach.
Siria e gli altri mi distrassero completamente dal tarlo che avevo nella mente con schizzi e lazzi fin quando non arrivò l’ora del tramonto. Eravamo tutti in ammirazione, quando decisi di allontanarmi con una scusa per godermi il tormento che mi stavo procurando da me. Mi sedetti sotto una palma da cocco in direzione del tramonto. Mi sentivo come quand’ero piccolo, ansioso di scoprire se fosse stato il personaggio che mi mancava, quello celato nel mio happy meal. La sensazione era quello di essere appeso ad un fil in mezzo ad un temporale, in bilico tra la disperazione e la felicità. Mi diedi coraggio. Aprii quella busta. Frugai all’interno e tirai fuori una cartolina che rappresentava il lago di Ginevra di notte: era un incanto! Dietro c’era scritto:

Caro Luca,
qui è tutto così esorbitante, a partire dai costi per finire con le banalità;
ma niente vale il prezzo di anche un solo giorno con te!
Mi manchi tanto
Alice

Tirai un mezzo sospiro di sollievo. Era appena cominciata! C’era un foglio piegato ancora da affrontare.
Lo spiegai delicatamente. Pian piano cominciai a leggere:

Ginevra, 11-09-12
Caro Luca,                                                                                    
come te la passi? Sei ancora vivo? Le tigri del Bengala non ti hanno già messo sotto i denti, vero?
So che il tuo primo pensiero di quando hai letto il mio nome sulla posta è stato “ma-guarda-un-po-che-razza-di-stalker-ho-per-amica”; perdonami ma ho dovuto estorcere il tuo indirizzo da tua madre per placare la mia voglia di scriverti. So che non puoi avere accesso ad una rete internet lì, i prezzi delle chiamate non sono affatto modici, perciò anche tu non potevi fare altro che aspettare che ti contattassi io. Ed eccomi qui.
Mi sono ambientata con molta tranquillità, qui a Ginevra, tutti con me sono stati calorosi ed accoglienti. Temo solo di non riuscire nello studio, sai bene che è faticoso comprendere e studiare in un’altra lingua.
Ma andiamo al sodo! Il vero motivo per cui ti ho scritto è perché ho bisogno di chiarire con te il nostro rapporto. Sai quel bacio…non so che valore attribuirgli. Cosa avresti voluto dirmi? Siamo amici da anni ormai, non ti ho mai visto con quegli occhi. Per me sei sempre stato il mio migliore amico, ti voglio bene come un fratello. Ma dopo quel bacio sono andata in tilt, tutte le mie certezze sono crollate, solo ora ho trovato la forza di parlartene, avrei voluto farlo prima di partire, almeno ti avrei guardato negli occhi, però non ce l’ho fatta. E’ stata una mia debolezza. Tu mi conosci, sai quanto sono testarda, la me scombussolata mi ha messo fuori gioco. Ora ti chiedo da quanto tempo nascondi i tuoi veri sentimenti nei miei confronti? Cosa ti ha costretto a reprimerli così a lungo? Avevi paura della mia risposta?
Ti dico subito che semmai tu provassi qualcosa per me, non devi tenertela dentro, devi dirmelo, non sono affatto in collera con te. Anzi lo sarei, se tu continuassi a mentirmi. Sono disposta a darti tutto il mio appoggio.
Forse sto correndo troppo, scusami, magari sono tutte pippe mentali, le mie.
Dimmi che quel bacio è stato solo un modo affettuoso per salutarmi con tutto il bene che provi per me e vedrai che la nostra amicizia non muterà di un millimetro.
Non lasciarmi troppo in attesa, sai che sono ansiosa. Mi manchi terribilmente. Goditi la natura!
Ti voglio bene, Alice

O mio Dio! Sono senza fiato. I miei sogni mentali riprendono vita. Non mi odia! Vorrei urlarlo al mondo! Vuole che le scriva! Mi vuole bene!! Non si è scordata di me!
Mille vertici di piramidi si stagliano sullo sfondo della mia anima: sono i picchi di gioia che riempiono quei vortici vertiginosi. Come uno schizzo frenico, mi metto a volteggiare, ad esibirmi in capriole acrobatiche in riva al mare, urlando e cantando euforicamente. Finisco sul bagnasciuga a lasciarmi inondare dall’acqua cristallina. Il mare mi riporta alla lucidità mentale: “perché stai esultando?” Chiede indispettita la vocina che è dentro di me. “Si non è arrabbiata con te, ma non ti ama come vorresti tu, non ti ricambia, ha ribadito che per lei sei come un fratello, ti vuole un bene carnale!”
Ha proprio ragione la mia coscienza…
Cosa le risponderò ora? Ha capito tutto! Come me ne esco? Se le dirò la verità, lei si allontanerà da me, lo so, anche se dice che niente cambierà. Sarò capace di fingere ancora?
Ecco che le piramidi crollano rase al suolo.
Cala la notte. Nel cielo le stelle formano un sorriso, il suo, che splende radioso.
Come potrei  farla soffrire, dicendole che non posso continuare ad esserle amico?
O mi permette di amarla o niente! Preferisco lasciarla andare, non sarei più un buon amico per lei.
L’unica certezza che ho, è l’amore che provo per lei.
Mi infilo le cuffiette del cellulare. Solo la musica sa davvero consolarmi al momento opportuno. Mi avvio verso gli altri, mi staranno cercando. Le parole della canzone sono così adatte … 
Una lacrima scende, ma tu non andare … resta

Sonia



Passo l'ispirazione a Martina prima che parta.
Le parole sono: cammeo, tampax, Lapponia,bisbetico, souris.

venerdì 10 agosto 2012

Capitolo 2


Ecco la mia parte di storia. la prossima che dovrà continuare sarà: Sonia e le parole che dovrà usare sono: Piramidi, cartolina, taccuino, fantasia e happy meal. Buon divertimento Sonia passo a te il calamaio pieno d'inchiostro e la piuma.

 
Era arrivato il giorno seguente. Era il giorno che aspettavo da tutta la vita. Il mio sogno stava per avverarsi. Il mio appuntamento con Alice si avvicinava sempre di più.
Ero elettrizzato, non sapevo come avrei dovuto comportarmi. Mi vestii perché mia madre mi chiese di andare a comprare il latte, così ne approfittai per fare una sosta dal fioraio sotto casa e ordinai un mazzo dei fiori più belli che potessero esistere. Poi camminai a lungo per distrarmi da quello che mi stava succedendo.
Tornai a casa giusto in tempo per il pranzo e proprio mentre prendevo il caffè mi resi conto che il tempo stava passando velocemente e che mancava poco. Inizio a prepararmi, mi faccio una doccia veloce perché non voglio perdere tempo a rilassarmi, prendo la camicia ancora piegata con cura dallo scatolo, infilo i pantaloni che Alice non ha mai visto, voglio essere nuovo per lei non una persona che ha sempre visto, le scarpe, non ho scarpe nuove, ma non trovo nemmeno le vecchie “dove cavolo sono finite”. Alla fine le trovo, buttate giù dal balcone.
Sono pronto scendo, passo dal fioraio, ritiro i fiori e mi dirigo al ristorante. Tutto sembra andare nel senso giusto, fino a quando lei non tira in ballo il discorso del viaggio. Lei tra due giorni soltanto prenderà il primo volo per Ginevra. E io cos’avevo da raccontare. Beh mi rendo conto che quello era il momento giusto per tirare in ballo il mio provino. Il viaggio che molto probabilmente avrei intrapreso tra una settimana, e proprio in quel momento squilla il mio cellulare. Il mio primo pensiero è stato “chi cazzo sta disturbando il mio appuntamento con Alice”, ma poi quel nome sul display mi fece risollevare.
Era Vanessa, rispondo, mi conferma che tra una settimane sarei partito per Bangladesh con un gruppo di altri 4 ragazzi.
Quando torno a sedermi e racconto tutto ad Alice lei si alza mi abbraccia ed è evidente che è felice per me. Quando mi lascia andare e si mette a sedere al suo posto mi mostra un sorriso a 32 denti, mi sembrava un po’ la lunga Muraglia Cinese, ma era bellissima.
Il nostro appuntamento continua con una lunga passeggiata fino a mezzanotte quando lei interrompe la magia dicendo che il mattino seguente sarebbe dovuta alzarsi presto per le ultime commissioni prima di partire. L’accompagnai fin sotto il portone, mi sentivo un po’ il suo fidanzato, e proprio per questo, senza pensarci due volte, la baciai. Fu bellissimo tutto intorno a me si fermò.
Tornai a casa, mi misi a letto e sulle mie labbra avevo ancora il suo sapore. Non era andato via con il dentifricio oppure avevo fatto attenzione perché non volevo che andasse via. Il giorno seguente mi resi conto che tutto era stato vero e che adesso tutto stava finendo.

Lei partì e tutto quello che mi rimase di lei fu il nostro primo appuntamento e il nostro primo bacio. Passò in fretta anche la settimane che mi divideva dal mio viaggio così mi ritrovai a visitare diversi aeroporti in compagnia di 2 ragazze, Siria e Asia, e 2 ragazzi, Lucas e Daniel.
Su ogni aereo che salivo mi sedevo vicino al finestrino con le mie cuffie infilate nelle orecchie e guardavo fuori.
 Riuscivo così ad ammirare mari, monti, laghi e soprattutto nuvole, ed erano proprio loro che mi facevano ricordare la mia città, la mia famiglia, i miei amici, che avevo lasciato ognuno al proprio futuro, e Alice. La mia domanda ora era se dovevo abbandonarmi tutto quello alle mie spalle oppure fare questo viaggio di 11 mesi e poi tornare alla mia vecchia vita? Cambiare il mio modo di vivere oppure rimanere attaccato a quello che mi aveva trasformato in quello che ero? Vivere nuove amicizie, nuovi amori oppure correre dietro il mio più grande sogno, ovvero correre dietro ad Alice evitando che lei si faccia una nuova vita ed evitando di essere noi i protagonisti di quel film di Ugo Parassan?  

La mia priorità ora era quella di liberare il mio cervello da tutto questo e pensarci in seguito al mio futuro, dovevo staccare la spina solo per 11 mesi poi nel momento giusto l’avrei riattaccata e solo allora avrei scoperto cosa fare della mia vita.

Anna

sabato 21 luglio 2012

L'inizio della storia, Capitolo 1


Allora vi ricordate che dovevamo scrivere una storia, io dovevo iniziare e pubblicarla circa 3 mesi fa, ma solo in questi giorni mi è venuta l'inspirazione.... Anna sarà la prossima a continuare, poi lei sceglierà il successivo,e le parole che dovrà utilizzare, le sue parole sono Volo, Aeroporti, Monti, Bangladesh, Muraglia Cinese. la storia deve essere lunga almeno una pagina di word. ecco la storia :


Pensiamo a una tipica giornata estiva di metà luglio: sole, strade deserte, pullman zeppi di ragazzi che vanno al mare, centri commerciali presi di mira da coloro che cercano refrigerio e da ragazze che sperano che il ragazzo le compri qualcosa in saldo…Unico suono udibile in tutta la città sono urla. Urla di gioia di ragazzi che hanno appena sostenuto l’esame di maturità , le loro paure, l’asia pre-interrogazione, i mal di pancia programmati, le morti plurime dei nonni e parenti, finiscono lì.
Un’ultima grande interrogazione e si mette la parola fine a 5 anni di liceo.                                                                                  

In cinque anni di liceo si fa la conoscenza con oltre 150 persone, ma solo con 8 di esse probabilmente si manterranno i contatti, mediamente durante le lezioni si bevono uno/due caffè associati ad  una qualsiasi schifezza al distributore per un totale di oltre 600 caffè e altrettante prelibatezze che la società chiama “cibo spazzatura” , circa un’ora al giorno, escluse le ore di religione ed educazione fisica,  durante le 33 settimane di un anno scolastico viene  spesa a cazzeggiare col compagno di banco e a lamentarsi della dieta che non si riesce a portare avanti a causa del distributore, a partire dalla prima ora del primo giorno di scuola del primo anno di liceo trascorriamo altre 5000 ore attendendo l’ultima campanella dell’ultimo giorno di scuola dell’ultimo anno di superiori.  

Durante queste ore si dovrebbe maturare e capire cosa fare della propria vita e una volta trascorse ci si dovrebbe sentire grandi, soddisfatti, felici. Io ero una di quelle voci, mi chiamo Luca, avevo 18 anni, avevo appena terminato le superiori, ero  nel cortile davanti scuola ad urlare ea  lanciare gavettoni per festeggiare la fine della scuola. Ma mentre festeggiavo, qualcosa accadde, un qualcosa mi paralizzò e come accade nei film io ero immobile mentre gli altri intorno a me continuavano ad andare muoversi e a gioire. Posavo gli occhi su tutti i miei amici e per ognuno di loro mi domandavo “ed ora cosa farà?”.

Alessandro un cazzone di proporzioni galattiche, si sarebbe laureato in giurisprudenza e sarebbe divenuto un avvocato divorzista come il padre. Alice da li a 4 settimane si sarebbe trasferita a Ginevra per studiare e divenire interprete, Marco si sarebbe inscritto a medicina o ad un'altra facoltà simile, Andrea, la mia vicina di banco, si la mia vicina, i genitori le hanno fatto il regalo di chiamarla con un nome che viene dato solitamente ai maschi, lei si sarebbe presa una anno sabatico, si sarebbe inscritta ai green  peace e poi dopo numerose lotto per difendere la natura  sarebbe ritornata a Roma e si sarebbe  inscritta a biologia marina. Potrei andare avanti così, tutti in un modo o nell’altro avevano deciso quale sarebbe stata la loro strada, ma io cosa avrei fatto? Avrei  seguito il consiglio di mia madre di rimanere a Roma ed inscrivermi  a medicina o sarei andato a vivere a Napoli da mio padre  e avrei frequentato Architettura?, non lo sapevo ancora so solo che quel momento è passato ma è stato solo l’inizio di una lunga riflessione   che mia ha portato ad essere chi sono.

Un gavettone dritto in faccia mi riportò subito riportato alla realtà.                                                                                           <<Ma che fai dormi, non sai che in guerra si sta sempre sull’attenti >era  Alice con i suoi modi gentili di sempre. <<No, ehm io bhe… ehm pensieri…>> questa fu la mia unica risposta, non sapevo come rispondere, ogni qual volta la vedevo mi sentivo mancare il respiro avevo una cotta per lei dal terzo anno, da quando è si era trasferita da Milano. Mi ero sempre ripromesso di dirglielo ma non lo mai fatto, troppa paura della sua risposta.  << va be ti lascio ai tuoi pensieri io vado>>  <<Alice senti…>> mi ero deciso a chiederle di uscire. << si Luca, dimmi, che c’è?>>  << no, mi chiedevo se ti andava di andare al Phantom, il nuovo locale, che aprirà questo venerdì..>> . << io ci vado con un paio di amici, se ti va ci vediamo li,ok?>> << si va benissimo>> ero contentissimo non mi aveva di certo detto di si, ma di sicuro non era nemmeno un no, preso dalla felicità ripresi la lotta con i gavettoni e l’unico pensiero che mi tormentavo ormai era solo Alice e a come dirle che l’amavo.

Quel giorno quando tornai a casa mia madre mi diede dei dépliant universitari, li sfogliai un po’ con disinteresse. Non pensavo altro che ad Alice, decisi di uscire, andare in giro. Le strade erano tutte deserte, i pochi negozi aperti erano vuoti, quindi decisi di prendere l’autobus per spostarmi dalla periferia per andare a Roma centro, li forse avrei trovato il modo per svagarmi. Camminai a lungo, osservavo file di turisti intenti a comprare souvenir di Roma, che riportavano il famosissimo marchio MADE IN CHINA. Penso che se andassimo in Cina potremmo comprare i souvenir di qualsiasi parte del mondo.

Preso dai miei pensieri andai a sbattere contro un cartellone pubblicitario. Caddi a terra, ma stovo bene, ma non riuscivo ad alzarmi, non volevo. Rimasi lì ad osservare il cartellone. Il nuovo film di Ugo Parassan, la storia di due giovani amanti che vivono lontani, lui ha un lavoro da fotografo a Parigi, mentre lei è una folle esploratrice senza dimora, la loro storia d’amore anche se travolgente è  piena di tradimenti e dunque il film non finisce con il solito Happy End, ma con la lite dei due che li porterà a lasciarsi definitivamente.
<<Hey, stai bene??>> mi fece  una giovane donna, io non la risposi ero  troppo preso dai miei pensieri, mi alzai e continuai la mia strada senza fermarmi, pensavo al film, a me e ad Alice. Come possiamo vivere la nostra storia se lei andrà a Ginevra e io non so nemmeno cosa voglio fare. Poi riflettendoci io ed Alice non avevamo neppure una storia…. Ero troppo confuso.

Sulla strada verso casa mi fermai  in una di quelle vecchie librerie, dove si rispira l’aria della cultura, non so se mi spiego è come se la polvere accumulata su quei scaffali, sui libri, su tutti gli oggetti, non sia solo segno di mancanza di pulizia o di vecchiaia ma serve a rendere l’atmosfera più accogliente e  se è possibile rende la merce più interessante. Comprai una cartina dell’Europa, cercai Ginevra e poi Roma, non mi sembravano così distanti. Tornato a casa controllai su Google Maps sono 882 km che divideranno me ed Alice.
Mia madre mi portò in camera una grattachecca o come mio padre,napoletano doc, chiama un cazzimbocchio, ancora ogginon ricordo se il cazzimbocchio è la granita in se per se o è  lo strumento che serve per grattare il ghiaccio… va bhe domanderò.

La sera mi collegai ad internet cercai dei  lavori che mi potevanoo interessare a Ginevra, risultato niente di niente, tutti i lavori richiedevano una laurea o un diploma specialistico, io avendo fatto il liceo scientifico non avevo nessuna delle caratteristiche. Fra le tante pubblicità, come quella del silk-epil o di oli vegetali trovai qualcosa di interessante. La MBC una televisione internazionale in onda sul satellitare cercava giovani ragazzi che si sarebbero lanciati nell’avventura di esplorare il mondo, gli unici requisiti richiesti erano di possedere una macchina fotografica e di aver compiuto la maggiore età. Il sito non specifica niente di più, i provini iniziavano il giovedì seguente, alle 10 in punto negli studi di cinecittà. Decisi di provare.
 Giovedì mattina mi svegliai presto feci una doccia, mangiai un plum-cake e andai a cinecittà, li mi fecero fare il provino, mi dissero che avrebbero girato una trasmissione su 5 ragazzi che esplorano il mondo, questo viaggio sarebbe durato la bellezza di 11 mesi,  il bello è che sarebbe stato tutto pagato. Finito, nel tragitto davanti casa mi fermai davanti al cinema per vedere la locandina del film. I due amanti erano in primo piano, si guardano, ma il loro volto era triste, erano infelici.
 Io mi sentivo strano, ero emozionato e attendevo con ansia la risposta dei redattori del programma, Vanessa, la ragazza che mi ha fatto il provino mi disse che avevo buone possibilità, ma diciamocelo sono cose che dicono a tutti, ma io ci credevo, avevo il bisogno di partire e di lasciare tutto, una madre assillante, un padre assente, una vita monotona, un futuro incerto, l’unica cosa che mi tratteneva era Alice, ma lei sarebbe partita fra pochi giorni. Prima di tronare a casa, feci un ultima sosta al centro commerciale per comprare una camicia che avrei messo il giorno seguente all’appuntamento con Alice. Ripensai alla locandina del film, anche noi saremmo finiti come loro?...

                                                                                                                             Agnus

giovedì 5 aprile 2012

Aaaalloraaaaaa... è un bel pò che non ci sentiamo... 
Volevo cogliere l'occasione per scrivere una storia che abbiamo inventato io e Sonia, Sonia et moi, Sonia and I, Sonia und ich...
Martedi 3 aprile 2012 siamo andati a Roma... =)
La nostra cara Martina soffre di momentanei sbalzi di depressione, e io e Sonia ci toviamo sempre li a doverla consolare... Ecco nel pullman dovevamo fare qualcosa ed anche in fretta, quindi ci siamo inventate questa storia sul momento.
" Martina ora vai a casa, apri la porta e trovi tanti petali di rose per terra, che ti conduceranno alla vasca da bagno. Per questa occasione il bagno è stato preparato con candele, sali, oli di Sonia e sono stati messi anche i lucidilli*. Tu penserai subito che siano stati messi li da Raffaele, ma in realtà sono stata io, perchè volevo che tu ti lavassi. Ti avvii nella tua stanza per prendere il pigiama e quando torni in bagno trovi tuo padre e tuo fratello che si stanno lavando, " pchè ij pò teng a piscin a cas" [cit.]**, cosi ti arabbi e vai nella tua stanza e piangi.
Dopo un pò tuo fratello ti manda un messaggio, "ca nun ten manc o telefn" [cit.]**, col cellulare di tua madre e ti dice di andarti a lavare. Ti convinci, e vai a lavarti nella stessa acqua di tuo padre e tuo fratello perchè c'erano i sali. All'improvviso, quando sei appena uscita dalla vasca e hai appena messo l'accappatoio, dalla finestra, "ca è tantell" [cit.]**, entra Raffaele, che guardandoti in quelle condizioni ti dice " marò quant si brutt, ij t lasc" [cit.]**. Tu scoppi a piangere e vai nella tua stanza. All'improvviso bussano alla porta con pugni, calci con le sedie, "noo, a porta nov" [cit.]**, e ti chiamano, così vai a vedere ed è Giovanni, lui ti salta addosso, "perchè se salti tu lui si fa male" [cit.], e dice finalmente Raffaele ti ha lasciato, vi baciate e vi mettete insieme "

Personaggi: IO, SONIA, MARTINA, RAFFAELE ( fidanzato di Martina), GIOVANNI (amico di Martina)

* lucidilli= argenteria
**  pchè ij pò teng a piscin a cas = perchè io poi ho la piscina a casa
      ca nun ten manc o telefn = che non tiene nemmeno il cellulare
      ca è tantell = che è piccolissima
      marò quant si brutt, ij t lasc = madonna, quanto sei brutta io ti lascio
      noo, a porta nov = noo, la porta nuova

lunedì 5 marzo 2012

stiamo ancora aspettando l'inizio...

Bhè cosa c'è da dire..?? niente...
ho trovato alcune foto in cui non c'è aniello perchè l'ha cancellata, ma io le metto lo stesso tanto chi se ne frega che lui non c'è, che mercoledi è il suo compleanno e che l'anno prossimo se ne va in Ecuador???
Ah dimenticavo, abbioamo tutti lo stesso cappellinoo... <3




mercoledì 25 gennaio 2012

C'è poco da dire, solo Dana può piangere dalle lacrime  [cit. Anna]

lunedì 23 gennaio 2012

Aspettando l'inizio...

Ho ritrovato sul computer delle nostre vecchie foto, e visto che è un blog dei ricordi, e io non ho un cacchio da fare, ho pensato di pubblicarne qualcuna.                                                               Dana