quanto manca?!?!

sabato 21 luglio 2012

L'inizio della storia, Capitolo 1


Allora vi ricordate che dovevamo scrivere una storia, io dovevo iniziare e pubblicarla circa 3 mesi fa, ma solo in questi giorni mi è venuta l'inspirazione.... Anna sarà la prossima a continuare, poi lei sceglierà il successivo,e le parole che dovrà utilizzare, le sue parole sono Volo, Aeroporti, Monti, Bangladesh, Muraglia Cinese. la storia deve essere lunga almeno una pagina di word. ecco la storia :


Pensiamo a una tipica giornata estiva di metà luglio: sole, strade deserte, pullman zeppi di ragazzi che vanno al mare, centri commerciali presi di mira da coloro che cercano refrigerio e da ragazze che sperano che il ragazzo le compri qualcosa in saldo…Unico suono udibile in tutta la città sono urla. Urla di gioia di ragazzi che hanno appena sostenuto l’esame di maturità , le loro paure, l’asia pre-interrogazione, i mal di pancia programmati, le morti plurime dei nonni e parenti, finiscono lì.
Un’ultima grande interrogazione e si mette la parola fine a 5 anni di liceo.                                                                                  

In cinque anni di liceo si fa la conoscenza con oltre 150 persone, ma solo con 8 di esse probabilmente si manterranno i contatti, mediamente durante le lezioni si bevono uno/due caffè associati ad  una qualsiasi schifezza al distributore per un totale di oltre 600 caffè e altrettante prelibatezze che la società chiama “cibo spazzatura” , circa un’ora al giorno, escluse le ore di religione ed educazione fisica,  durante le 33 settimane di un anno scolastico viene  spesa a cazzeggiare col compagno di banco e a lamentarsi della dieta che non si riesce a portare avanti a causa del distributore, a partire dalla prima ora del primo giorno di scuola del primo anno di liceo trascorriamo altre 5000 ore attendendo l’ultima campanella dell’ultimo giorno di scuola dell’ultimo anno di superiori.  

Durante queste ore si dovrebbe maturare e capire cosa fare della propria vita e una volta trascorse ci si dovrebbe sentire grandi, soddisfatti, felici. Io ero una di quelle voci, mi chiamo Luca, avevo 18 anni, avevo appena terminato le superiori, ero  nel cortile davanti scuola ad urlare ea  lanciare gavettoni per festeggiare la fine della scuola. Ma mentre festeggiavo, qualcosa accadde, un qualcosa mi paralizzò e come accade nei film io ero immobile mentre gli altri intorno a me continuavano ad andare muoversi e a gioire. Posavo gli occhi su tutti i miei amici e per ognuno di loro mi domandavo “ed ora cosa farà?”.

Alessandro un cazzone di proporzioni galattiche, si sarebbe laureato in giurisprudenza e sarebbe divenuto un avvocato divorzista come il padre. Alice da li a 4 settimane si sarebbe trasferita a Ginevra per studiare e divenire interprete, Marco si sarebbe inscritto a medicina o ad un'altra facoltà simile, Andrea, la mia vicina di banco, si la mia vicina, i genitori le hanno fatto il regalo di chiamarla con un nome che viene dato solitamente ai maschi, lei si sarebbe presa una anno sabatico, si sarebbe inscritta ai green  peace e poi dopo numerose lotto per difendere la natura  sarebbe ritornata a Roma e si sarebbe  inscritta a biologia marina. Potrei andare avanti così, tutti in un modo o nell’altro avevano deciso quale sarebbe stata la loro strada, ma io cosa avrei fatto? Avrei  seguito il consiglio di mia madre di rimanere a Roma ed inscrivermi  a medicina o sarei andato a vivere a Napoli da mio padre  e avrei frequentato Architettura?, non lo sapevo ancora so solo che quel momento è passato ma è stato solo l’inizio di una lunga riflessione   che mia ha portato ad essere chi sono.

Un gavettone dritto in faccia mi riportò subito riportato alla realtà.                                                                                           <<Ma che fai dormi, non sai che in guerra si sta sempre sull’attenti >era  Alice con i suoi modi gentili di sempre. <<No, ehm io bhe… ehm pensieri…>> questa fu la mia unica risposta, non sapevo come rispondere, ogni qual volta la vedevo mi sentivo mancare il respiro avevo una cotta per lei dal terzo anno, da quando è si era trasferita da Milano. Mi ero sempre ripromesso di dirglielo ma non lo mai fatto, troppa paura della sua risposta.  << va be ti lascio ai tuoi pensieri io vado>>  <<Alice senti…>> mi ero deciso a chiederle di uscire. << si Luca, dimmi, che c’è?>>  << no, mi chiedevo se ti andava di andare al Phantom, il nuovo locale, che aprirà questo venerdì..>> . << io ci vado con un paio di amici, se ti va ci vediamo li,ok?>> << si va benissimo>> ero contentissimo non mi aveva di certo detto di si, ma di sicuro non era nemmeno un no, preso dalla felicità ripresi la lotta con i gavettoni e l’unico pensiero che mi tormentavo ormai era solo Alice e a come dirle che l’amavo.

Quel giorno quando tornai a casa mia madre mi diede dei dépliant universitari, li sfogliai un po’ con disinteresse. Non pensavo altro che ad Alice, decisi di uscire, andare in giro. Le strade erano tutte deserte, i pochi negozi aperti erano vuoti, quindi decisi di prendere l’autobus per spostarmi dalla periferia per andare a Roma centro, li forse avrei trovato il modo per svagarmi. Camminai a lungo, osservavo file di turisti intenti a comprare souvenir di Roma, che riportavano il famosissimo marchio MADE IN CHINA. Penso che se andassimo in Cina potremmo comprare i souvenir di qualsiasi parte del mondo.

Preso dai miei pensieri andai a sbattere contro un cartellone pubblicitario. Caddi a terra, ma stovo bene, ma non riuscivo ad alzarmi, non volevo. Rimasi lì ad osservare il cartellone. Il nuovo film di Ugo Parassan, la storia di due giovani amanti che vivono lontani, lui ha un lavoro da fotografo a Parigi, mentre lei è una folle esploratrice senza dimora, la loro storia d’amore anche se travolgente è  piena di tradimenti e dunque il film non finisce con il solito Happy End, ma con la lite dei due che li porterà a lasciarsi definitivamente.
<<Hey, stai bene??>> mi fece  una giovane donna, io non la risposi ero  troppo preso dai miei pensieri, mi alzai e continuai la mia strada senza fermarmi, pensavo al film, a me e ad Alice. Come possiamo vivere la nostra storia se lei andrà a Ginevra e io non so nemmeno cosa voglio fare. Poi riflettendoci io ed Alice non avevamo neppure una storia…. Ero troppo confuso.

Sulla strada verso casa mi fermai  in una di quelle vecchie librerie, dove si rispira l’aria della cultura, non so se mi spiego è come se la polvere accumulata su quei scaffali, sui libri, su tutti gli oggetti, non sia solo segno di mancanza di pulizia o di vecchiaia ma serve a rendere l’atmosfera più accogliente e  se è possibile rende la merce più interessante. Comprai una cartina dell’Europa, cercai Ginevra e poi Roma, non mi sembravano così distanti. Tornato a casa controllai su Google Maps sono 882 km che divideranno me ed Alice.
Mia madre mi portò in camera una grattachecca o come mio padre,napoletano doc, chiama un cazzimbocchio, ancora ogginon ricordo se il cazzimbocchio è la granita in se per se o è  lo strumento che serve per grattare il ghiaccio… va bhe domanderò.

La sera mi collegai ad internet cercai dei  lavori che mi potevanoo interessare a Ginevra, risultato niente di niente, tutti i lavori richiedevano una laurea o un diploma specialistico, io avendo fatto il liceo scientifico non avevo nessuna delle caratteristiche. Fra le tante pubblicità, come quella del silk-epil o di oli vegetali trovai qualcosa di interessante. La MBC una televisione internazionale in onda sul satellitare cercava giovani ragazzi che si sarebbero lanciati nell’avventura di esplorare il mondo, gli unici requisiti richiesti erano di possedere una macchina fotografica e di aver compiuto la maggiore età. Il sito non specifica niente di più, i provini iniziavano il giovedì seguente, alle 10 in punto negli studi di cinecittà. Decisi di provare.
 Giovedì mattina mi svegliai presto feci una doccia, mangiai un plum-cake e andai a cinecittà, li mi fecero fare il provino, mi dissero che avrebbero girato una trasmissione su 5 ragazzi che esplorano il mondo, questo viaggio sarebbe durato la bellezza di 11 mesi,  il bello è che sarebbe stato tutto pagato. Finito, nel tragitto davanti casa mi fermai davanti al cinema per vedere la locandina del film. I due amanti erano in primo piano, si guardano, ma il loro volto era triste, erano infelici.
 Io mi sentivo strano, ero emozionato e attendevo con ansia la risposta dei redattori del programma, Vanessa, la ragazza che mi ha fatto il provino mi disse che avevo buone possibilità, ma diciamocelo sono cose che dicono a tutti, ma io ci credevo, avevo il bisogno di partire e di lasciare tutto, una madre assillante, un padre assente, una vita monotona, un futuro incerto, l’unica cosa che mi tratteneva era Alice, ma lei sarebbe partita fra pochi giorni. Prima di tronare a casa, feci un ultima sosta al centro commerciale per comprare una camicia che avrei messo il giorno seguente all’appuntamento con Alice. Ripensai alla locandina del film, anche noi saremmo finiti come loro?...

                                                                                                                             Agnus

1 commento:

  1. Ci hai messo un po di tempo per cominciarla questa storia, ma, tutto sommato, è coinvolgente e interessante. Ne è valsa la pena di aspettare l'ispirazione. Non vedo l'ora di leggere il continuo di Anna. Spero anche lei ci metterà un po di aspettative che solleticheranno la nostra curiosità. Luca e Alice 4ever!! xD Vi voglio bene!! Sonia

    RispondiElimina